Blanche Neige

Biancaneve, la più bella del Reame disegnata da Benjamin Lacombe

Blanche Neige

La bellissima Biancaneve continua a fare da musa agli artisti del nostro tempo, in barba ai suoi 200 anni suonati! Infatti la prima versione della fiaba firmata Grimm risale al 1812…

Tra le interpretazioni figurative che la immortalano spicca quella di Benjamin Lacombe, un giovane illustratore talentuoso che vive e lavora a Parigi col suo cane Virgilio, “intrufolato” spesso nei suoi disegni.
Lacombe si forma alla Ecole Nationale Superieure des Arts Décoratifs di Parigi (ENSAD) e durante gli studi lavora in pubblicità e nell’animazione firmando a soli 19 anni il suo primo fumetto e alcuni libri illustrati. Il suo progetto di laurea, Cherry Cherry – di cui è autore e illustratore – viene pubblicato persino negli USA ed è nominato dal prestigioso settimanale Times tra i 10 migliori libri per bambini del 2007, proprio negli Stati Uniti. Da questo momento l’ascesa di Lacombe è inarrestabile: numerose case editrici lo vogliono, tra cui quelle spagnole, coreane e americane ma è con Seuil Jeunesse che pubblica la maggior parte delle sue opere.

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© Benjamin Lacombe, Snow White – Blanche Neige, Milan, 2010
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© Benjamin Lacombe, Snow White sketch, 2010

Le sue illustrazioni poi vengono esposte regolarmente in diverse gallerie d’arte: Ad Hoc Art (New York), The Art of Nothing (Parigi), Dorothy Circus (Roma) e Maruzen (Tokyo), per citarne solo alcune.

Inoltre partecipa alla mostra dedicata a Edward mani di forbice, il celebre personaggio gotico del regista Tim Burton.

Biancaneve di Jacob&Wilhelm Grimm – Benjamin Lacombe
Edito in Italia da Rizzoli, Biancaneve si presenta come un albo finemente illustrato da Lacombe, dedicato al classico dei classici.
Nel prezioso volume la storia di Biancaneve è raccontata in uno stile innovativo: nelle tavole, sapientemente raffigurate, l’artista predilige i toni del nero, del rosso e del bianco dando vita a illustrazioni suggestive, inusuali per questo personaggio, capaci di impressionare con la loro ricchezza di dettagli il lettore, che si lascia ammaliare via via dalle rappresentazioni del bosco, della strega cattiva e del lungo sonno, fino al risveglio grazie al principe.

Che ne dite di ripercorrere insieme la fiaba attraverso questi meravigliosi disegni? *^_^*

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© Benjamin Lacombe, The Evil Queen – Blanche Neige, Milan, 2010

Una volta, nel cuor dell’inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, una regina cuciva, seduta accanto a una finestra, dalla cornice d’ebano.
E così, cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue.
Il rosso era così bello su quel candore, ch’ella pensò:
“Avessi una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno della finestra!”
Poco dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l’ebano; e la chiamarono Biancaneve.
E quando nacque, la regina morì.
Dopo un anno il re prese un’altra moglie; era bella, ma superba e prepotente, e non poteva sopportare che qualcuno la superasse in bellezza.
Aveva uno specchio magico, e nello specchiarsi diceva:
– Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
E lo specchio rispondeva: Nel regno, Maestà, tu sei quella.
Ed ella era contenta, perché sapeva che lo specchio diceva la verità.
Ma Biancaneve cresceva, diventava sempre più bella e a sette anni era bella come la luce del giorno e ancor più della regina.
Una volta che la regina chiese allo specchio:
Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
lo specchio rispose: Regina, la più bella qui sei tu, ma Biancaneve lo è molto di più.
La regina allibì e diventò verde e gialla d’invidia.

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© Benjamin Lacombe, Snow White and the Hunter – Blanche Neige, Milan, 2010

Da quel momento la vista di Biancaneve la sconvolse, tanto ella odiava la bimba.
E invidia e superbia crebbero come le male erbe, così che ella non ebbe più pace né giorno né notte.
Allora chiamò un cacciatore e disse:
– Porta la bambina nel bosco, non la voglio più vedere. Uccidila, e mostrami i polmoni e il fegato come prova della sua morte.
Il cacciatore obbedì e condusse la bimba lontano; ma quando estrasse il coltello per trafiggere il suo cuore innocente, ella si mise a piangere e disse:
– Ah, caro cacciatore, lasciami vivere! Correrò nella foresta selvaggia e non tornerò mai più.
Ed era tanto bella che il cacciatore disse, impietosito:
– Va’, pure, povera bambina. “Le bestie feroci faranno presto a divorarti”, pensava; ma sentiva che gli si era levato un gran peso dal cuore, a non doverla uccidere.
E siccome proprio allora arrivò di corsa un cinghialetto, lo sgozzò, gli tolse i polmoni e il fegato e li portò alla regina come prova.
Il cuoco dovette salarli e cucinarli, e la perfida li mangiò, credendo di mangiare i polmoni e il fegato di Biancaneve.

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© Benjamin Lacombe, Snow White – Blanche Neige, Milan, 2010

Ora la povera bambina era tutta sola nel gran bosco e aveva tanta paura che badava anche alle foglie degli alberi e non sapeva che fare.
Si mise a correre e corse sulle pietre aguzze e fra le spine; le bestie feroci le passavano accanto, ma senza farle alcun male.
Corse finché le ressero le gambe; era quasi sera, quando vide una casettina ed entrò per riposarsi.
Nella casetta tutto era piccino, ma lindo e leggiadro oltre ogni dire.
C’era una tavola apparecchiata con sette piattini: ogni piattino col suo cucchiaino, e sette coltellini, sette forchettine e sette bicchierini.

Lungo la parete, l’uno accanto all’altro, c’eran sette lettini, coperti di candide lenzuola.
Biancaneve aveva tanta fame e tanta sete, che mangiò un po’ di verdura con pane da ogni piattino, e bevve una goccia di vino da ogni bicchierino, perché non voleva portar via tutto a uno solo.
Poi era così stanca che si sdraiò in un lettino ma non ce n’era uno che andasse bene: o troppo lungo o troppo corto, finché il settimo fu quello giusto: ci si coricò, si raccomandò a Dio e si addormentò. A buio, arrivarono i padroni di casa: erano i sette nani, che scavavano i minerali dai monti.

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© Benjamin Lacombe, Le Manteau d’animaux – Blanche Neige, Milan, 2010

E rimase con loro.
Teneva in ordine la casa; al mattino essi andavano nei monti, in cerca di minerali e d’oro, la sera tornavano, e la cena doveva essere pronta. Di giorno la fanciulla era sola. I nani l’ammonivano affettuosamente, dicendo:
– Guardati dalla tua matrigna; farà presto a sapere che sei qui: non lasciar entrare nessuno. Ma la regina, persuasa di aver mangiato i polmoni e il fegato di Biancaneve, non pensava ad altro, se non ch’ella era di nuovo la prima e la più bella; andò davanti allo specchio e disse:
– Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
E lo specchio rispose: – Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.
La regina inorridì, perché sapeva che lo specchio non mentiva mai, e si accorse che il cacciatore l’aveva ingannata e Biancaneve era ancora viva.
E allora pensò di nuovo come fare ad ucciderla: perché, s’ella non era la più bella di tutto il paese, l’invidia non le dava requie.

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© Benjamin Lacombe, The death’s Corset – Blanche Neige, Milan, 2010

Pensa e ripensa, finalmente si tinse la faccia e si travestì da vecchia merciaia, in modo da rendersi del tutto irriconoscibile. Così trasformata, passò i sette monti, fino alla casa dei sette nani, bussò alla porta e gridò:
– Roba bella, chi compra! chi compra!- Biancaneve diede un’occhiata dalla finestra e gridò:
– Buon giorno, brava donna, cos’avete da vendere?
– Roba buona, roba bella,- rispose la vecchia,- stringhe di tutti i colori -. E ne tirò fuori una, di seta variopinta.
“Questa brava donna posso lasciarla entrare”, pensò Biancaneve; aprì la porta e si comprò la bella stringa.
– Bambina, – disse la vecchia – come sei conciata! Vieni, per una volta voglio allacciarti io come si deve.
La fanciulla le si mise davanti fiduciosa e si lasciò allacciare con la stringa nuova: ma la vecchia strinse tanto e così rapidamente che a Biancaneve mancò il respiro e cadde come morta.
– Ormai lo sei stata la più bella,- disse la regina, e corse via.
Presto si fece sera e tornarono i sette nani: come si spaventarono, vedendo la loro cara Biancaneve stesa a terra, rigida, come se fosse morta!
La sollevarono e, vedendo che era troppo stretta alla vita, tagliarono la stringa.
Allora ella cominciò a respirare lievemente e a poco a poco si rianimò.
Quando i nani udirono l’accaduto, le dissero:
– La vecchia merciaia altri non era che la scellerata regina; sta’ in guardia, e non lasciar entrare nessuno, se non ci siamo anche noi.

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© Benjamin Lacombe, Snow White’s death – Blanche Neige, Milan, 2010

A casa, la regina si mise allo specchio e disse:
Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
Come al solito, lo specchio rispose:
– Regina, la più bella qui sei tu; ma al di là di monti e piani, presso i sette nani, Biancaneve lo è molto di più.
A tali parole, ella rabbrividì e tremò di collera.
– Biancaneve morirà,- gridò- dovesse costarmi la vita.
Andò in una stanza segreta dove non entrava nessuno e preparò una mela velenosissima.
Di fuori era bella, bianca e rossa, che invogliava solo a vederla; ma chi ne mangiava un pezzetto, doveva morire.
Quando la mela fu pronta, ella si tinse il viso e si travestì da contadina, e così passò i sette monti fino alla casa dei sette nani.

Bussò, Biancaneve si affacciò alla finestra e disse:
– Non posso lasciar entrare nessuno, i sette anni me l’hanno proibito.
– Non importa,- rispose la contadina- le mie mele le vendo lo stesso. Prendi, voglio regalartene una.
– No,- rispose Biancaneve- non posso accettar nulla.
– Hai paura del veleno?- disse la vecchia- Guarda, la divido per metà: tu mangerai quella rossa, io quella bianca.
Ma la mela era fatta con tanta arte che soltanto la metà rossa era avvelenata.
Biancaneve mangiava con gli occhi la bella mela, e quando vide la contadina morderci dentro, non potè più resistere, stese la mano e prese la metà avvelenata.
Ma al primo boccone cadde a terra morta.
La regina l’osservò ferocemente e scoppiò a ridere, dicendo:
Bianca come la neve, rossa come il sangue, nera come l’ebano! Stavolta i nani non ti sveglieranno più.
A casa, domandò allo specchio:
– Da muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella ?
E finalmente lo specchio rispose: – Nel regno, Maestà, tu sei quella.
Allora il suo cuore invidioso ebbe pace, se ci può esser pace per un cuore invidioso.

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© Benjamin Lacombe, Snow White Portrait – Blanche Neige, Milan, 2010

I nani, tornando a casa, trovarono Biancaneve che giaceva a terra, e non usciva respiro dalle sue labbra ed era morta.
[…] Dissero: – Non possiamo seppellirla dentro la terra nera,- e fecero fare una bara di cristallo, perché la si potesse vedere da ogni lato, ve la deposero e vi misero sopra il suo nome, a lettere d’oro, e scrissero che era figlia di re. Poi esposero la bara sul monte, e uno di loro vi restò sempre a guardia. E anche gli animali vennero a pianger Biancaneve: prima una civetta, poi un corvo e infine una colombella. Biancaneve rimase molto, molto tempo nella bara, ma non imputridì: sembrava che dormisse, perché era bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l’ebano.
Ma un bel giorno capitò nel bosco un principe e andò a pernottare nella casa dei nani.
Vide la bara sul monte e la bella Biancaneve e lesse quel che era scritto a lettere d’oro.
Allora disse ai nani: – Lasciatemi la bara; in compenso vi darò quel che volete.
Ma i nani risposero: – Non la cediamo per tutto l’oro del mondo
– Regalatemela, allora,- egli disse- non posso vivere senza veder Biancaneve: voglio onorarla ed esaltarla come la cosa che mi è più cara al mondo.
A sentirlo, i buoni nani s’impietosirono e gli donarono la bara.
Il principe ordinò ai suoi servi di portarla sulle spalle.
Ora avvenne che essi inciamparono in uno sterpo e per la scossa quel pezzo di mela avvelenata, che Biancaneve aveva trangugiato, le uscì dalla gola.
E poco dopo ella aprì gli occhi, sollevò il coperchio e si rizzò nella bara: era tornata in vita.
-Ah Dio, dove sono?- gridò.
Il principe disse, pieno di gioia: – Sei con me,- e le raccontò quel che era avvenuto, aggiungendo: – Ti amo sopra ogni cosa del mondo; vieni con me nel castello di mio padre, sarai la mia sposa.
Biancaneve acconsentì e andò con lui, e furono ordinate le nozze con gran pompa e splendore.
Ma alla festa invitarono anche la perfida matrigna di Biancaneve. Indossate le sue belle vesti, ella andò allo specchio e disse:
– Da muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
Lo specchio rispose: – Regina, la più bella qui sei tu; ma la sposa lo è molto di più.
La cattiva donna imprecò e il suo affanno era così grande che non poteva più dominarsi. Dapprima non voleva assistere alle nozze; ma non trovò pace e dovette andar a vedere la giovane regina.
Entrando, riconobbe Biancaneve e impietrì dallo spavento e dall’orrore.
Ma sulla brace eran già pronte due pantofole di ferro: le portarono con le molle, e le deposero davanti a lei. Ed ella dovette calzare le scarpe roventi e ballare, finché cadde a terra, morta.

Biancaneve e i sette nani di Jacob e Wilhelm Grimm

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