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«Manager Culturale, CHI?»: il tassello mancante al Riconoscimento per i professionisti dei Beni Culturali

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#ProfessioneCulturalManagerNegli ultimi tempi il settore della cultura è in fermento, animato da vivaci proteste e da accesi dibattiti su molteplici fronti: solo qualche settimana fa, a Roma, gran parte dei professionisti dei beni culturali ha manifestato con 500NO contro l’ultimo bando indetto dal MiBact (500 giovani per la Cultura): alla protesta hanno aderito numerose associazioni dei professionisti della cultura per richiedere un concreto riconoscimento del merito, delle competenze e nuova occupazione. Mentre lo scorso 15 gennaio è stata approvata (alla Camera dei Deputati) la proposta di legge Madia in merito alle “Modifiche al codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di professioni dei beni culturali”. Sono stati così introdotti due nuovi articoli, il 9-bis e il 182-bis; in particolare quest’ultimo istituisce i registri nazionali dei professionisti proprio presso il MiBact. Basterà l’iscrizione a tale elenco per poter svolgere gli interventi indicati nel 9-bis (e prima della sua entrata in vigore, il Ministero stesso emanerà un decreto determinando le modalità e i requisiti necessari per l’inserimento all’interno dei registri nazionali).
Finalmente, dunque, i professionisti dei beni culturali – se la proposta di legge verrà approvata anche in Senato – potranno vedersi riconosciuto il diritto alla tutela del proprio lavoro. Al raggiungimento di questo traguardo ha contribuito l’Associazione Nazionale Archeologi che, fin dal 2008, manifesta per il riconoscimento. Tutti felici e soddisfatti, dunque? Non esattamente…

 

LO “STRANO CASO” DEI MANAGER CULTURALI

Nel sopracitato elenco non sono inclusi i manager della cultura (classe di laurea magistrale LM-76 in Scienze economiche per l’ambiente e la cultura, ex LS-83), cosa assolutamente anacronistica per i nostri tempi: nello scenario attuale infatti è controproducente escludere una figura chiave come quella del manager culturale che, forte delle competenze economiche e gestionali acquisite nell’iter universitario, a cui si aggiungono le conoscenze sotto il profilo storico-artistico, dovrebbe occuparsi proprio della valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, nonché della sua gestione e tutela.
Questa pecca non è sfuggita ai diretti interessati: in particolare i laureati e gli studenti del Corso di Laurea in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale della Federico II di Napoli hanno fatto sentire la loro voce; perciò alcuni parlamentari, guidati dall’on. Luigi Gallo, hanno presentato degli emendamenti alla proposta di legge chiedendo espressamente di inserire il termine “gestione” tra gli interventi previsti e i “manager culturali” nell’elenco delle professioni citato negli articoli 9-bis e 182-bis (e di fatto nel registro nazionale). Questo affinché anche gli “economisti della cultura” possano accedere ad un numero sempre maggiore di concorsi pubblici, delle amministrazioni locali e del Ministero, da cui, al contrario, vengono spesso ingiustamente esclusi, così com’è negato loro il TFA (indispensabile per l’insegnamento).
Purtroppo però gli emendamenti non sono stati accolti: si è scelto di regolamentare le professioni “già esistenti” e di riconoscere i professionisti che si occupano “esclusivamente” di beni culturali… Ecco l’esempio portato da Manuela Ghizzoni, relatore della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione:

(…) non abbiamo ricompreso i fotografi, che naturalmente lavorano a sostegno per il tema della valorizzazione, per esempio, e la fruizione dei beni culturali, ma non hanno un rapporto univoco nella loro professione con i beni culturali.

Queste parole lasciano intuire quanto (per nulla) sia compresa e considerata tale figura strategica, il manager culturale, certamente nuova ma neanche troppo… visto che è da circa 10 anni che l’università ne forma e “sforna”! Eppure nel Codice dei Beni Culturali ci sono numerosi riferimenti al concetto fondamentale di valorizzazione, come negli articoli 6 (“Valorizzazione del patrimonio culturale”) e 7 (“Funzioni e compiti in materia di valorizzazione del patrimonio culturale”), e di gestione (art. 115 D. Lgs. n.42/2004), entrambi strettamente legati alla professionalità del manager culturale.

 

ECCO COSA FA IL MANAGER CULTURALE

Questo profilo professionale innovativo è in grado di organizzare e gestire beni ed eventi culturali e ambientali; il manager culturale, dunque, come responsabile di iniziative e/o eventi in contesti pubblici e privati operanti in diversi ambiti (archeologico, artistico, conservativo, librario, musicale, multimediale, ecologico, turistico, ecc.). La peculiarità di questo professionista è proprio il carattere interdisciplinare della sua preparazione che integra le principali tematiche culturali ed ambientali (storico-artistiche, museali, performing arts, territoriali/paesaggistiche) con competenze tecniche di tipo giuridico, economico, gestionale ed organizzativo.

 

IL RICONOSCIMENTO: LE PROSSIME TAPPE

Per i futuri manager culturali comunque c’è ancora una chance: la proposta di legge Madia, come già accennato, dovrà passare al Senato e, nel frattempo, la commissione didattica del C. di L. in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale e Ambientale della Federico II è in prima linea per promuovere la costituzione di un Coordinamento Nazionale dei 7 corsi di studio LM-76 e naturalmente è in preparazione un nuovo documento per chiedere la modifica del disegno di legge, e al contempo un’audizione alla Commissione del Senato.

 

PARTECIPA E CONDIVIDI #ProfessioneCulturalManager

Anch’io sarei sono un manager culturale😉 (sebbene la miopia delle istituzioni faccia di tutto per farmelo dimenticare…) perciò vi chiedo di partecipare alla mobilitazione per il #Riconoscimento #LM76 #LS83 semplicemente condividendo gli hashtag e questo materiale grafico sui vostri profili social (come immagini profilo e copertine Twitter/Facebook), aiutandoci così a diffondere il nostro accorato appello! D’altronde questa è una battaglia che, se ci pensate, non riguarda solo i lavoratori del settore e gli appassionati ma l’intera collettività, poiché se si riuscisse a valorizzare in maniera efficace ed efficiente il patrimonio culturale italiano tutti noi ne trarremmo beneficio. I conti tornano o no?🙂

Se siete del settore e vi piacerebbe entrare a far parte del nostro gruppo FB vi lascio il link: Riconoscimento LM-76 nei concorsi MIBACT e TFA, e non dimenticate di cliccare Mi piace sulla nostra paginaProfessione Cultural Manager.😉

Spero di potervi aggiornare presto con una buona notizia… incrociamo le dita!
Anna Carla alias NaNà

+ + + UP 30/01/2015 + + +

Ecco la risoluzione depositata in Commissione ‪‎Cultura‬ dal Deputato Luigi Gallo, portavoce della nostra legittima richiesta di ‪‎riconoscimento‬ >>> L’ATTO <<<

Firmate e condividete la nostra ‪petizione‬ online per il ‪‎riconoscimento‬ formale degli ‪‎economisti‬ della ‪cultura‬! Abbiamo bisogno di tutti voi affinché il ‪‎Miur‬ e il ‎MiBact‬ ci diano finalmente ascolto.

Firmate e fate firmare >>> CLICCANDO QUI <<<

Grazie a tutti🙂

+ + + UP 22/02/2015 + + +

Napoli. Il 21 febbraio 2015 nasce l’ANMC Associazione Nazionale Manager Culturali. Ecco le dichiarazioni del Presidente Stefano Scanu, dottore in Scienze Economiche per l’Ambiente e la Cultura, LM76:

Ora tutte le energie saranno focalizzate sulla promozione della nostra figura professionale e della nostra classe di laurea in Scienze Economiche per l’Ambiente e la Cultura affinché, sia nel settore pubblico che nel settore privato, si sappia che esistono professionisti in Management dei Beni Culturali, formati da ben 7 università italiane.
[…] I prossimi passi saranno, quindi, ampliare l’associazione, individuare i gruppi di lavoro e subito partire per il raggiungimento dei nostri obiettivi, “senza fretta, ma senza sosta”.

L’articolo integrale su >> GoldWebTV <<

 

+ + + UP 16/03/2015 + + +

Lo scorso 11 marzo è stata ufficialmente registrata presso l’AgE l’Associazione Nazionale Manager Culturali, con 59 soci fondatori (tra cui la sottoscritta)!😀

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LE IMMAGINI DA PRELEVARE

3 pensieri su “«Manager Culturale, CHI?»: il tassello mancante al Riconoscimento per i professionisti dei Beni Culturali

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