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“Pompei è viva” di Eva Cantarella e Luciana Jacobelli [ESTRATTI]

00Negli ultimi mesi Pompei è sulla bocca di tutti: il destino degli scavi archeologici desta, com’è giusto che sia, grande interesse (e preoccupazione…) nell’opinione pubblica, senza distinzioni tra esperti, professionisti e semplici cittadini che hanno a cuore questo patrimonio inestimabile. Eppure non tutti conoscono nel dettaglio la storia delle antiche rovine ai piedi del Vesuvio… oggi vi propongo alcuni estratti dal libro Pompei è viva di Eva Cantarella e Luciana Jacobelli; l’ho scoperto (e letto) grazie a un’amica che me l’ha regalato. Il libro lascia ampio spazio a curiosità e a informazioni, probabilmente “sconosciute” ai più, che ci offrono nuovi spunti di riflessione sul mondo romano.

LA CITTÀ ANTICA – l’eccezionalità del caso pompeiano sta nel fatto che, sepolta nel 79 d.C. sotto cenere e lapilli dal vulcano, la colonia romana ci è stata restituita “così com’era” all’epoca, con la possibilità di analizzare in maniera approfondita la vita di una tipica città romana risalendo così a: culti religiosi, vita familiare e pubblica, svaghi e attività economiche.

IL LIBRO – le immagini a corredo del testo (alcune pagine illustrate sono a colori) chiariscono efficacemente eventuali dubbi, mentre la lettura risulta scorrevole. Oltre a contenere notizie storiche e schede con le descrizioni dettagliate dei reperti e del sito archeologico (il Foro, il Tempio di Apollo, le Terme Suburbane, ecc.), nel libro troviamo alcune storie: si tratta perlopiù di miti e leggende su certi personaggi della città, realmente esistiti o meno poco importa, che si tramandano fin dalla sua scoperta (gli scavi sono iniziati a partire dal 1748 per volere di Carlo III di Borbone).

 

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Genere: storia del mondo antico
Editore: Feltrinelli
Data uscita: 03/07/2013
Pagine: 224
Lingua: Italiano

 

ESTRATTI – ho scelto i passi seguenti per evidenziare degli aspetti interessanti che, secondo me, è importante approfondire, non solo per la curiosità “spicciola” che coglie un po’ tutti noi ma per quello che rappresentano concretamente a livello sociale e che ci avvicina a quel mondo così lontano, eppure non troppo dissimile dal nostro.
Eccovi allora i primi 4 estratti su usi e costumi quotidiani e l’ultimo che è una storia pompeiana.

Voi “frequentate” questo genere di libri? Se vi va, suggeritemi i vostri titoli… Buona lettura!🙂

 

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I “pappagalli”, p. 99
Camminare per le strade affollate di Pompei era complicato non solo a causa del traffico. A volte chi passeggiava o semplicemente si recava da un luogo all’altro veniva molestato a scopo sessuale. Le strade delle città erano infatti sin da allora frequentate da uomini che seguivano le ragazze bisbigliando complimenti e facendo le loro offerte più o meno osé (e più o meno ben accette): come diremmo oggi dei “pappagalli”. A Roma, la frequenza di questo comportamento era tale che il pretore urbano era stato indotto (già nel II secolo a.C.) a emanare un editto contro coloro che per strada avessero molestato le donne oneste, nonché (dato che i Romani non disdegnavano qualche avventura coi bei ragazzi) i giovani praetextati, vale a dire i ragazzi che indossavano ancora la tunica bianca bordata di porpora (praetexta), riservata a chi per la giovane età non aveva ancora la capacità politica.
[…] Anche se l’editto riguarda in modo particolare la città di Roma, l’identità della morale sessuale dei Romani e dei pompeiani (tra l’altro rilevata con evidenza dai graffiti) autorizza senz’altro a ritenere che anche a Pompei questi comportamenti fossero tutt’altro che rari.

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Gli spettacoli gladiatori, pp. 112-113
L’entusiasmo dei pompeiani per i giochi era grande quanto la loro rissosità. Racconta Tacito (Ann., XIV, 17) che nel 59 d.C., durante un combattimento di gladiatori organizzato da Livineio Regolo su iniziativa del senato, si scatenò un grave episodio di guerriglia urbana tra gli ultras locali e quelli della vicina città di Nuceria (Nocera). “All’inizio”, scrive Tacito, “come capita spesso nelle piccole città, gli spettatori si derisero a vicenda scagliandosi insulti e volgarità; poi passarono alle pietre e infine alle armi. I tifosi di Pompei, più numerosi dato che lo spettacolo si teneva in casa loro, ebbero la meglio. Molti tifosi di Nocera furono riportati a casa pieni di ferite e molti piansero la morte di un figlio o di un genitore.” Per la gravità dell’episodio, l’Anfiteatro di Pompei venne squalificato per dieci anni.
L’organizzazione e coloro che avevano capeggiato i disordini furono condannati all’esilio.

*   *   *

La prostituzione femminile, p. 126
Per i Romani le prostitute svolgevano una fondamentale funzione a difesa dell’ordine morale, consentendo agli uomini le loro libertà e garantendo che le donne “oneste” fossero veramente tali. Non a caso i gemelli fondatori di Roma, Romolo e Remo, abbandonati sulle acque del Tevere perché nati da un’unione illegittima, erano stati salvati da una lupa, e lupa era uno dei nomi che indicavano le prostitute (da qui il nome lupanare). La prostituzione dunque non era considerata un crimine e le prostitute potevano svolgere liberamente la loro attività […] Le prostitute erano immediatamente riconoscibili per l’abbigliamento succinto, il trucco esageratamente marcato e la capigliatura tinta con colori sgargianti, di preferenza rosso o biondo.
[…] i clienti delle prostitute appartenevano a una classe sociale modesta; i ricchi potevano infatti liberamente intrattenere rapporti sessuali anche con schiavi e schiave che avevano in casa.
Le prostitute partecipavano alla vita religiosa cittadina, il cui calendario prevedeva una festa in loro onore il 23 aprile; il 25 dello stesso mese veniva celebrata una festa dedicata ai prostituti di sesso maschile.

*   *   *

La prostituzione maschile, p. 126
[…] La virilità, a Roma, si identificava infatti con l’assunzione del ruolo sessuale attivo, non importava se con donne o con uomini. Colui che sottometteva un altro uomo, dunque, teneva un comportamente giudicato normale. Chi subiva un altro uomo era invece un mollis (effemminato), e come tale oggetto di biasimo e di pesanti ironie. Di conseguenza l’uomo romano, se voleva un rapporto “virile” con un altro uomo, poteva scegliere uno dei suoi schiavi o uno dei tanti prostituti che esercitavano nei bordelli, al pari delle donne, al servizio di una clientela maschile. Ma le testimonianze pompeiane rivelano che non era sempre così.
[…] la presenza di prostitute, prostituti e lupanari era caratteristica di tutte le città romane e romanizzate. La leggenda di Pompei “città dell’amore” (come a volte si è definita) va dunque recisamente smentita.

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La matrona e il gladiatore, p. 130
[…] Piacevano a tutte, i gladiatori. Oltre che alle ragazze di modeste condizioni sociali, anche alle matrone, […] Giovenale […] racconta di una certa Eppia, che aveva abbandonato casa e famiglia per seguire un gladiatore, tal Sergetto.
[…] la protagonista della nostra storia, appunto, che la notte dell’eruzione perse la vita nell’alloggio dove dormivano i gladiatori, dove sono stati rinvenuti i resti di una persona di sesso femminile e alcuni gioielli che presumibilmente le appartenevano: sotto l’imperversare dell’eruzione – racconta la leggenda – la nostra signora, affrontando la pioggia di cenere e lapilli, corre verso il luogo dove si trova il suo innamorato, per salvarsi, o morire con lui.

 

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